AGROFORESTAZIONE E BIODIVERSITÀ

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Da alcuni anni siamo impegnati attivamente nel promuovere e nel recuperare sistemi agricoli maggiormente sostenibili. Nonostante il territorio italiano conservi le tracce di una molteplicità di sistemi agricoli promiscui, che ne hanno caratterizzato la storia agricola e reso così peculiare il paesaggio, l’agroforestazione rimane argomento di nicchia e poco conosciuto. Centinaia di studi ormai ne certificano i vantaggi nell’ottica di una risposta sostenibile ai problemi generati dai modelli agroindustriali. A tal proposito pubblichiamo la traduzione di quest’articolo scritto dalla ricercatrice Jo Smith del MV Agroecological Research Centre, apparso su REVOLVE , n 35 – Spring 2020, disponibile in lingua originale a questo link. un ringraziamento speciale alla redazione di Revolve per la gentile concessione.

Traduzione a cura di Simone Cerqui e Roberto Saleri

Quasi un milione di specie sono attualmente a rischio estinzione. Questo fatto allarmante ci pone degli interrogativi su come ripensare le modalità attraverso le quali gestiamo il rapporto tra aree urbane e aree agricole. Tale rapporto è da considerarsi all’origine della perdita e della degradazione degli habitat. La ricercatrice Jo Smith studia come l’agroforestazione metta in primo piano la biodiversità, affrontando nel medesimo tempo le nostre esigenze agricole.

Biodiversità in crisi.

Il “Global Assessment Report on Biodiversity and Ecosystem service” (IPBES 2019) ci ha mostrato la condizione, sulla quale è bene riflettere, del mondo naturale, ponendo la crisi della biodiversità tra le principali questioni del 2019. Il rapporto evidenzia come all’incirca un milione di specie siano a rischio estinzione – molte delle quali rischiano di scomparire nel giro di qualche decennio – se non si intraprendono azioni per ridurre i fattori che causano la perdita della biodiversità. Con oltre i tre quarti della superficie terrestre pesantemente alterati dalla conversione di foreste, zone umide e altri paesaggi naturali in terre agricole e aree urbane, dobbiamo ripensare la maniera con la quale gestiamo questi ambienti umani per fare spazio e fornire le risorse per sostenere la flora e la fauna selvatica. Se in un primo tempo gli sforzi sulla conservazione si sono concentrati innanzitutto sui tentativi di preservare la natura “incontaminata” all’interno di aree protette come i parchi nazionali, l’inesorabile – e sempre più crescente – perdita di biodiversità rende evidente il fatto che quest’approccio da solo non è sufficiente ad arrestare la scomparsa delle nostre specie selvatiche. A tal proposito viene sempre più riconosciuta l’importanza della qualità del paesaggio che circonda queste aree protette. Gli approcci agroecologici riscontrabili nell’agricoltura organica, nella permacultura, nell’agricoltura rigenerativa e nell’agro forestazione sono visti come modalità di coltivazione sostenibile che allo stesso tempo possono essere d’aiuto sia alla biodiversità sia produrre cibo e fibre. Questi sistemi valorizzano l’applicazione dei principi e delle pratiche ecologiche nella progettazione e nella gestione del territorio agricolo, integrando la protezione a lungo termine delle risorse naturali come un elemento centrale nella produzione di cibo, di combustibile e di fibre.

L’agroforestazione favorisce i paesaggi biodiversi

I paesaggi dell’agricoltura industriale sono solitamente considerati ostili alla fauna, con una bassa permeabilità che limita i movimenti delle specie tra le aree residuali – o isole – di habitat naturali o semi-naturali. Il ruolo dell’agroforestazione nel miglioramento della qualità dei paesaggi è stata approfondita solo recentemente, nonostante fosse già stato riconosciuto in passato il valore degli alberi diffusi come specie chiave nei paesaggi agricoli. La capacità dell’agroforestazione di assolvere la funzione di corridoio, permettendo il movimento delle specie animali, diventerà d’importanza crescente negli scenari evocati dal cambiamento climatico. Considerati come veri e propri ingegneri ecosistemici e organismi essenziali, gli alberi forniscono una gamma di risorse per il resto della flora e della fauna e sono in grado di potenziare la diversità strutturale e la stabilità degli habitat legati al paesaggio, nel momento in cui vengono inclusi nei terreni agricoli. A causa della loro natura, i sistemi agroforestali differiscono molto dalle monocolture legate a coltivazioni e allevamento; questo aumento della biodiversità “pianificata”, ossia di quegli elementi scelti dall’agricoltore, si associa ad un aumento della biodiversità legata alle piante spontanee e agli animali selvatici presenti nei terreni coltivati. Sono molte le ricerche che hanno indagato il ruolo dell’agroforestazione nel fare da supporto alla biodiversità. Questi studi dimostrano come i sistemi agroforestali aiutino le comunità di piante e animali, a tal punto che possono essere ricchi di specie, abbondanti e diversi quanto le foreste vere e proprie. Nonostante sia improbabile che i sistemi agroforestali forniscano un habitat per le specie tipiche delle foreste, le quali richiedono ampi tratti di foresta o di bosco indisturbato, questi possono comunque aiutare la biodiversità in una maniera differente, attraverso paesaggi aperti che permettano il movimento tra gli habitat naturali residuali, difendendo inoltre le aree protette dagli impatti dei sistemi più intensivi.

In molte aree le barriere frangivento, le fasce tampone e le siepi sono spesso gli unici habitat boscati in un paesaggio agricolo altrimenti uniforme, in particolare in certe zone degli Stati Uniti. Oltre che a offrire un riparo alla fauna selvatica, queste forniscono anche cibo e materiali per la nidificazione, svolgendo la funzione di corridoi di movimento attraverso il paesaggio agricolo. Per esempio l’interconnessione, la disponibilità di habitat e i sistemi locali di siepi sono state riconosciute come degli importanti indicatori per le popolazioni di piccoli mammiferi nei terreni agricoli di pianura in Inghilterra; questi animali fanno le proprie case nelle siepi, piuttosto che utilizzarle semplicemente per migrare, dimostrando l’importanza di questi boschi lineari in paesaggi altrimenti privi di ambienti forestali.

L’impatto dell’agroforestazione sulla biodiversità andrebbe allargato aldilà della scala di riferimento del paesaggio; c’è una correlazione tra il calo della popolazione degli uccelli canori negli Stati Uniti orientali e la scomparsa degli alberi da ombra dalle agroforeste di caffè nei paesi latinoamericani. Queste specie in declino migravano per svernare nei paesi meridionali e sono state rintracciate negli ambienti simil-forestali delle piantagioni tradizionali di caffè che presentano una diversità di specie di alberi da ombra.

Una “specie chiave” è fondamentale per la sopravvivenza delle altre specie all’interno di un ecosistema; senza di loro l’ecosistema non potrebbe sopravvivere.

Nello stimolare livelli sempre più alti di biodiversità, i sistemi agroforestali possono beneficiare dei servizi ecosistemici forniti dalla stessa biodiversità, per esempio, nel controllo dei parassiti, che può permettere un minor utilizzo dei pesticidi. Nei sistemi agroforestali il calo delle problematiche legate agli insetti dannosi può attribuirsi ad una serie di meccanismi, compresa la distribuzione diffusa di piante ospiti, che contribuisce a renderne più difficoltosa la ricerca da parte degli stessi parassiti; alcune specie vegetali si comportano da colture-trappola o da repellente per proteggere le altre coltivazioni dagli attacchi dei fitofagi; altre gli dissuadono; le maggiori concentrazioni di predatori e di parassitoidi sono dovute ad una maggiore diversità di piante e ad un’accresciuta competizione interspecifica tra specie nocive e specie non nocive. Negli ecosistemi agricoli gli alberi, le siepi e gli incolti permanenti offrono un riparo per superare l’inverno ad antagonisti naturali quali coleotteri, ragni e vespe, nonché forniscono risorse alternative di cibo quando le popolazioni dei parassiti delle colture sono ridotte dai successivi raccolti. Tuttavia, nei sistemi agroforestali alcuni animali nocivi, come le lumache, sono stati osservati in misura maggiore a causa della vegetazione permanente sotto gli alberi e spostamenti di relativa importanza di gruppi di parassiti potrebbero presentare nuovi problemi di gestione e influenzare le scelte colturali.

Gli agricoltori possono aumentare il valore della biodiversità dei sistemi agroforestali attraverso un’attenta progettazione e un’oculata gestione, per esempio mettendo a dimora piante vicino alle aree protette per aumentare l’interconnessione tra gli elementi del paesaggio e per proteggerle dagli impatti agricoli, piantando differenti miscugli di alberi e arbusti, e seminando una ricca mescolanza di fiori sotto agli alberi.

Nonostante i molti benefici generati dall’integrare gli alberi in agricoltura, l’agroforestazione non è ancora sufficientemente praticata o conosciuta. Le tre aree chiave, fondamentali per promuovere l’agroforestazione nel dibattito mainstream, sono la ricerca, lo scambio di conoscenze e la politica. L’attività è in aumento in tutti e tre i campi, sostenuta dalle organizzazioni di ricerca nell’agroforestazione come il World Agroforestry Centre e le associazioni regionali che comprendono l’Association for Temperate Agroforestry nel Nord America, l’European Agroforesty Federation e le sue associazioni affiliate nei vari paesi, e la recente International Union of Agroforestry.

Per maggiori informazioni ed esempi di agroforestazione attraverso l’Europa visita il sito dell’European Agroforestry Federation website.

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