Valsaviore. Differenziali di potere tra il mondo sociale montano e quello urbano

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  1. Premesse generali

Il presente articolo è il frutto di un’indagine condotta tra il gennaio e il settembre 2016 in Valsaviore, tributaria laterale della Valcamonica. Richiamandosi alle indagini SWOT[1] condotte da Regione Lombardia e dai progetti coordinati nei Paesi aderenti alla Convenzione della Alpi, l’indagine mira a riconoscere quali siano le condizioni socio-economiche del contesto della Valsaviore, e ad analizzare i processi di spopolamento montano ivi avvenuti tra gli anni Settanta e i primi anni Duemila. Lo scopo generale di questo lavoro è quello di comprendere quali siano le modalità attraverso cui si rapportano il mondo sociale alpino e la Megalopoli Padana. L’analisi generale del contesto ha consentito di valutare quali possono essere le direzioni più adeguate di sviluppo locale e territoriale in Valsaviore, in vista di quello che si potrebbe chiamare il “ripopolamento consapevole” di una delle zone della Valcamonica più colpite dallo spopolamento.

L’argomento principale della ricerca è lo spopolamento montano, intendendo con questo concetto un insieme complesso di processi demografici, economici, politici, sociali e culturali che la Valsaviore ha vissuto a partire dagli anni Settanta, per via dei quali la popolazione residente è diminuita dal 25 al 50% a seconda del Comune di riferimento. L’analisi della sola dimensione emigratoria non è in grado di restituire un quadro abbastanza approfondito delle cause, delle conseguenze e degli effetti dello spopolamento sui contesti rurali. Tali processi collaborano a creare delle condizioni che vengono interiorizzate e fatte proprie nelle percezioni della comunità locale, favorendo l’insediarsi di definizioni ideologicamente orientate del mondo sociale della montagna, nei quali i sentimenti di fatalismo, rassegnazione, stagnazione e di inferiorità storica rispetto agli stili di vita urbani sono diffusi, accettati e continuamente riprodotti nelle pratiche sociali degli abitanti rurali.

Sono stati distribuiti circa 1600 questionari nei Comuni di Berzo Demo, Cedegolo, Cevo e Saviore dell’Adamello, comprese le loro frazioni, secondo una campionatura suddivisa per genere, fasce d’età e Comune di residenza. Solamente i criteri campionari di rappresentatività stabiliti per il genere e le fasce d’età sono stati rispettati in sede di restituzione dei questionari; per tale motivo, la variabile del Comune di residenza non è stata considerata al fine di analisi dei risultati.

Il questionario è diviso in quattro sezioni analitiche:

  • Mercati del lavoro ed imprenditoria in Valsaviore
  • Qualità della vita – Vitalità culturale – Spopolamento montano
  • Identità della Valsaviore: il territorio e le tradizioni, la storia e le storie
  • Profilo socio-anagrafico del rispondente.
Foto di Francesco Di Martino

Sono state inoltre condotte cinque interviste in profondità con abitanti dei Comuni di Cevo e di Saviore d/A, in modo da approfondire alcuni temi sollevati nel questionario.

  1. 2. Analisi dei risultati dell’indagine 

2.1 Lavoro e imprenditoria

Le dimensioni del mercato del lavoro locale e la rigida struttura economica della Valcamonica rendono la questione del lavoro la principale criticità riscontrata durante lo studio. Tra gli uomini adulti (30-60 anni) vi è una bassissima percentuale di persone che cercano lavoro o si dichiarano disoccupati, mentre tale dato aumenta sensibilmente tra le donne adulte. Gli uomini adulti smettono di studiare prima, mentre le donne sono maggiormente specializzate. La maggioranza quasi totale degli uomini si muove con mezzi a motore privati e pubblici, lavorando più spesso in luoghi diversi dalla Valsaviore rispetto alle donne, differenza di genere particolarmente evidente nei giovani. Questo aspetto rimarca una delle principali caratteristiche della vita rurale riscontrate anche in altri studi, cioè la dipendenza sistematica verso il trasporto privato e le pesanti inefficienze nelle reti di mobilità pubblica dettate dal funzionamento del mercato di questa tipologia di servizi. Gli uomini adulti lavorano presso aziende più grandi e più sindacalizzate rispetto agli uomini giovani, sebbene i tassi di sindacalizzazione degli uomini adulti non siano particolarmente alti. Le donne adulte lavorano presso aziende mediamente più grandi e più sindacalizzate rispetto alle donne giovani, e i tassi di sindacalizzazione delle adulte sono più alti rispetto allo stesso dato degli uomini adulti, carattere riscontrato anche in altre ricerche sul mondo del lavoro; gli uomini giovani sono invece più sindacalizzati rispetto alle donne giovani. Questo deriva dal fatto che i giovani uomini lavorano in aziende mediamente più grandi rispetto alle coetanee donne. In generale, i dati che evidenziano la bassa sindacalizzazione della forza-lavoro della Valsaviore riflettono le caratteristiche riscontrate in altri studi sul mondo del sindacato e dei lavoratori.

Foto di Francesco Di Martino

I due terzi delle donne imprenditrici gestisce attività economiche in Valsaviore, mentre gli imprenditori che gestiscono attività economiche in Valle sono invece i tre quarti dei rispondenti. La totalità delle imprenditrici gestisce attività con meno di 5 dipendenti. Tutti gli imprenditori e le imprenditrici intervistati che gestiscono attività in Valsaviore sono micro-imprenditori, a capo di imprese personali, familiari o micro-imprese, particolarmente concentrati nei mercati dei servizi. In tal senso, le interviste svolte evidenziano che vi sono stati dei mutamenti nel tessuto economico ed imprenditoriale valsaviorese: se fino alla metà degli anni Novanta resistevano alcuni piccoli laboratori tessili gestiti da donne, che svolgevano attività esternalizzate dalle imprese tessili della Valcamonica, i processi di deindustrializzazione e la delocalizzazione delle imprese portarono all’estinzione di questo ramo economico, costringendo le imprenditrici a cambiare attività o ad emigrare. Tra uomini e donne ci sonno differenze nell’età degli imprenditori: se tra gli uomini la quasi totalità degli imprenditori ha un’età superiore ai 30 anni, tra le donne cresce sensibilmente la quota di imprenditrici con età inferiore ai trent’anni; tra le persone giovani sono dunque le donne ad essere più inclini all’imprenditoria in Valsaviore. Le donne, gestendo o lavorando presso attività in Valsaviore, realizzano concretamente un sentimento di legame con il territorio che sembra molto più saldo che negli uomini; la propensione maggiormente femminile a riconoscere in alcune caratteristiche del territorio delle potenziali risorse di sviluppo, come il patrimonio naturalistico e ambientale o le diverse esposizioni storico-culturali, sembra riflettersi in una spiccata vocazione imprenditoriale. Le attività familiari ed economiche femminili contribuiscono poi a produrre e riprodurre l’economia e il commercio locale, e le donne acquistano così un ruolo di rilievo all’interno del tessuto economico della Valsaviore.

2.2 Servizi e Welfare – Amministrazione della “cosa pubblica” – Settore turistico

I valsavioresi di ogni fascia di età si dichiarano soddisfatti dello stato dei servizi sanitari ed ospedalieri offerti in Valle Camonica e in Valsaviore. Anche l’efficacia e l’efficienza dei servizi emergenziali quali autoambulanze ed eliambulanze sono ritenuti molto soddisfacenti da parte dei rispondenti di ambo i generi e delle diversi classi di età. Confrontando i dati con le motivazioni che hanno spinto i rispondenti o i loro conoscenti ad emigrare, sembra evidente che lo stato dei servizi fondamentali – sanità, consumi, ed istruzione – in Valsaviore sia efficace e soddisfacente, contrariamente a quanto succede in altre aree montane e come sostenuto nei numerosi studi ad esse dedicate.

Per quanto riguarda le questioni legate all’istruzione, i dati evidenziano che gli abitanti che vogliono ottenere un titolo di studio più alto devono per forza di cose allontanarsi dalla Valsaviore e dalla Valle Camonica. Nonostante ciò, la presenza delle scuole elementari e medie nei vari Comuni è percepito come di vitale importanza dagli abitanti, sia da un punto di vista economico che da un punto di vista simbolico: la presenza della scuola rappresenta infatti la prova tangibile della riproducibilità della comunità e delle sue possibilità di accudire le nuove generazioni, senza dover per forza dipendere dai Comuni più o meno limitrofi e rafforzando così la percezione di essere autonomi, sentimenti che vengono invece parecchio indeboliti nei casi di accentramento e razionalizzazione scolastica.

La competenza e le capacità delle Amministrazioni Locale nella gestione della ‘cosa pubblica’, dello sfruttamento delle potenzialità turistiche e della partecipazione diretta dei cittadini nella politica locale sottolineano un grave clima di sfiducia e insoddisfazione da parte della comunità locale. Il rischio che questi sentimenti compromettano l’efficacia e la qualità della politica è molto alto, e viene amplificato dalle dinamiche interne alla comunità locale: le questioni del prestigio, della rispettabilità e la necessità di avere accesso a risorse politico-finanziarie degli attori sociali favoriscono l’instaurarsi e il legittimarsi di forme di governo che possono non giovare né al territorio né agli abitanti, sottoposte alla sensibilità e, in ultima analisi, agli interessi degli amministratori. Può capitare che le necessità elettorali dei gruppi di potere locali sfocino in forme aperte di ostruzionismo o di favoritismo nei confronti di attori che si confanno o meno agli interessi in gioco. Le dinamiche di potere locale riducono la qualità della democrazia, ingrandiscono il potere delle amministrazioni locali e rischiano di compromettere il reale valore della governance. E’ quindi possibile notare uno dei più importanti effetti dello spopolamento montano: indebolendo le reti di comunità e di solidarietà, le condizioni consentono a gruppi di potere più o meno organizzati – ad esempio gruppi di famiglie, o gruppi di persone collegate intorno a particolari individui – di ottenere accesso quasi esclusivo alle risorse grazie ai meccanismi istituzionali di cui prendono il possesso, gestendole in maniera arbitraria. Questo non significa che le Amministrazioni locali diventino fonti di per sé di disuguaglianze e ingiustizie, ma per quanto virtuose siano le maniere con cui si amministra la politica locale le dinamiche generate, influenzate e che hanno influenzato i processi di spopolamento portano le istituzioni a diventare dei meccanismi di legittimazione di gruppi di potere locale, se non nei casi in cui la partecipazione e la discussione sono frutto della volontà politica del singolo amministratore. La comunità diventa dipendente dalle decisioni e dai modi in cui l’Amministrazione decide di utilizzare le risorse e il territorio, e spesso possiede pochi strumenti politici di resistenza.

Il turismo valsaviorese nel tempo è venuto a basarsi su due importanti pilastri, cioè l’identità storico-culturale e il patrimonio naturalistico-paesaggistico. Esistono poche e piccole strutture ricettive in questi Comuni, che funzionano quasi esclusivamente durante la piena stagione estiva – da metà luglio a fine agosto circa -; l’offerta turistica però fatica a rinnovarsi e a rilanciarsi, rendendo molto difficile le possibilità di aumentare le proprie appetibilità e attrattività in maniera sistematica e continuativa. La ‘macchina turistica’ nel suo complesso non riesce ad adeguarsi ai nuovi mercati del tempo libero e del turismo, e il peso di dover sviluppare una propria “sensibilità turistica” grava sulle spalle dei singoli attori economici. Lo sviluppo turistico incontra comunque importanti ostacoli, comuni nei contesti in cui si sono verificati processi di spopolamento. Il mancato uso massivo della terra a scopo agro-pastorale e il grande costo finanziario dei processi di valorizzazione e di mantenimento del territorio, uniti all’assenza di una programmazione efficace che impieghi consistenti gruppi di lavoro, impediscono la creazione di un sistema integrato ed efficiente per promuovere una nuova modalità turistica basata sulle risorse naturali del territorio, ponendosi nell’ottica di un rilancio e di un rinvigorimento del tessuto sociale della montagna. Questa nuova modalità turistica può rappresentare un importante strumento per risolvere anche molti dei problemi di dissesto ambientale, causati dalla dismissione delle attività agro-pastorale sui terreni montani e facilmente riscontrabili in molti contesti spopolati, portando ad inventare nuove modalità di utilizzo e di riconoscimento consapevole delle popolazioni in quegli ambienti che, nei secoli, hanno garantito loro la sopravvivenza.

2.3 Spopolamento montano

Le dinamiche migratorie confermano che nelle reti sociali valsavioresi le motivazioni che spingono ad emigrare riguardano principalmente il lavoro. I processi di industrializzazione avvenuti a partire dall’inizio del Novecento hanno drasticamente mutato le condizioni economico-sociali della Valsaviore. Il settore agricolo e le numerose attività artigianali sparirono quasi completamente pochi anni dopo la fine del secondo conflitto mondiale a causa dei modelli industriali adottati dalle imprese cittadine interessate allo sfruttamento delle risorse del territorio. La drastica riduzione delle dimensioni del mercato del lavoro locale, e la rigidità del modello di insediamento industriale portarono all’inizio degli anni Sessanta a situazioni di gravi squilibri tra popolazione e risorse disponibili, che si tradussero nei veri e propri processi di spopolamento a partire dai primi anni Settanta.

L’analisi delle strategie migratorie mostrano che la maggioranza dei valsavioresi emigra a causa di un’offerta di lavoro in un altro contesto stabilita prima della partenza. I dati su cui si basa questa affermazione consentono di fare due ulteriori osservazioni: innanzitutto, la grossa differenza riscontrata tra uomini e donne permette di affermare che, nelle dinamiche migratorie, le donne sarebbero migrate principalmente a seguito di un lavoro offerto al proprio marito nel luogo di destinazione. Le donne impiegano molto più tempo degli uomini ad entrare all’interno del mercato del lavoro di arrivo, a causa da un lato delle discriminazione di genere all’ingresso dei mercati del lavoro industriali, dall’altro dal fatto che, emigrando a seguito di un lavoro offerto al marito, il problema di trovare un lavoro è soprattutto femminile; quindi, le dinamiche emigratorie acquistano un’importante discriminante di genere al loro interno. L’altra osservazione riguarda i nuovi modelli emigratori che riguardano le nuove generazioni: nessuno dei giovani emigrati poteva contare su un lavoro già offerto al momento della partenza. Seppure sia vero che la totalità dei giovani uomini e la metà delle giovani donne abbiano impiegato pochi mesi per trovare lavoro nella destinazione di arrivo, può essere che le reti comunitarie del paese non siano più in grado di fornire quella certezza che permetteva alle generazioni precedenti di poter emigrare “a colpo sicuro”, con un lavoro già offerto e con la possibilità di potersi insediare in maniera meno traumatica e instabile in un contesto di vita nuovo. La crisi economica e i processi di deindustrializzazione che stanno avvenendo anche nel resto della megalopoli padana sembrano impedire alle nuove generazioni di avere canali sistematicamente sicuri di accesso ai mercati del lavoro in città.

Una delle principali caratteristiche dello spopolamento montano è rappresentato dal fatto che le dinamiche emigratorie acquistano un carattere durevole e generalmente definitivo; tali caratteristiche del fenomeno sono dovute soprattutto a dinamiche esogene ai contesti, ad esempio dai profondi mutamenti nel tessuto produttivo nazionale e dalle iniziative politiche statali nei riguardi dell’ambiente montano. Le condizioni che consentono agli individui di ritornare vengono comunque influenzate da diverse dinamiche contestuali, e riguardano una percentuale minoritaria e limitata di persone. Le dinamiche migratorie analizzate mostrano infatti che le possibilità di avere un lavoro in Valsaviore vengono stabilite prima di un eventuale ritorno, e le risorse per accedere a tali opportunità non  sono equamente distribuite tra gli emigrati. In particolare, dalle interviste e dai questionari si evince che gli individui che riescono a trovare lavoro più agevolmente sono quelli inseriti nella P.A. e nel settore pubblico, in reti sociali avvantaggiate nell’accesso alle risorse e alle opportunità, oppure se si è tra coloro che grazie al proprio lavoro fuori dalla Valsaviore riescono a crearsi autonomamente delle possibilità di ritornarvi in pianta stabile.

Oltre ai processi di modernizzazione e di industrializzazione, la persistenza delle reti sociali tra emigranti e paesi di provenienza sembra essere uno dei principali fattori di importazione dei modelli culturali e di vita urbani, che possono anche tradursi in forme di etichettamento e di conflitto tra le proprie condizioni di origine e l’ambiente di vita degli emigranti. I discorsi sulla marginalità e sull’inadeguatezza storica della montagna sembrano prodursi e riprodursi attraverso forme di interpretazione ideologica del proprio ambiente di vita o di origine tra le diverse generazioni, senza che vi siano delle disparità particolarmente evidenti tra i due diversi contesti: la Valsaviore ha vissuto infatti degli importanti processi di omologazione ai modelli culturali e di vita urbani, le mancanze strutturali ed infrastrutturali sono state risolte e la maggior parte dei servizi sono di ottimo livello. Questo significa che sia gli emigrati e i loro discendenti sia gli abitanti percepiscono il rapporto città-territorio attraverso uno sguardo ideologico, completamente sbilanciato a favore del mondo urbano e secondo il quale i territori possiedono delle caratteristiche negative insite nella loro natura e nelle loro dinamiche che li condannerebbero all’inferiorità e, nel lungo periodo, alla definitiva scomparsa dei loro mondi sociali. In particolare, gli abitanti hanno sviluppato un senso di comune sentire intriso di fatalismo e rassegnazione, oltre ad aver accettato parte di questi sentimenti di inferiorità che impediscono sia la riproduzione diffusa e continua di arti e saperi tradizionali, sia l’instaurarsi di politiche di programmazione di sviluppo sistematiche ed efficaci.

2.4 Identità sociale valsaviorese

Per identità sociale si intendono quelle pratiche visibili, quotidiane e non, che consentono agli individui di costruire simbolicamente il proprio mondo socio-culturale e di riconoscersi nei suoi processi. Tali questioni si legano indissolubilmente con tutti gli altri aspetti e discorsi affrontati in precedenza, che concorrono a comporre il mondo sociale della Valsaviore ed influenzano la percezione, la costruzione simbolica e il riconoscimento dei suoi partecipanti nel territorio e nella comunità.

La pratica più evidente è la ripresa dei riti tradizionali valsavioresi. Abbandonati verso la metà degli anni Sessanta, da una decina d’anni diversi Comuni della Valsaviore hanno vissuto la rinascita di alcune cerimonie tipiche, come il Maridà le pùte[2] di Saviore dell’Adamello o il Pisàgè[3] di Valle, frazione di Saviore. Tali riti, sebbene riproposti con importanti modifiche e adattamenti, aiutano il riconoscimento delle tradizioni e collaborano a creare una cultura resistente ai modelli imposti dalla modernizzazione. La loro potenzialità risiede nel riproporre e nel rivivere delle forme di potere locale indipendenti dal potere religioso cattolico e delle dinamiche politico-economico che investono il territorio. Grazie a queste nuove forme di potere, la comunità si riunisce e ristabilisce le proprie origini nonostante le importanti trasformazioni avvenute nel tessuto sociale negli ultimi decenni.  Sebbene la loro riproduzione sia basata su fragili meccanismi, la loro ripresa e il grado di coinvolgimento che riescono a raggiungere suggeriscono che tali pratiche possano diventare una forma di resistenza simbolica, socialmente diffusa e condivisa, sia nei  confronti della modernizzazione che nei confronti dei processi di spopolamento montano. Le conseguenze sono state molteplici: se sul piano culturale si sono salvaguardati dall’oblio importanti manifestazioni della cultura originale valsaviorese, sul piano politico si sono create le condizioni per ripensare il discorso del potere nella comunità locale. Questa discussione consente di introdurre un ulteriore elemento di analisi: l’importanza delle attività associative sul territorio. La presenza di associazioni, siano esse formate da valsavioresi o da individui che vivono sul territorio pur non essendone originari, impegnate e legate alle dinamiche della comunità e al suo futuro, diventa in un contesto spopolato una risorsa fondamentale di tenuta sociale ed economica. Gli attori che si impegnano nella tutela del territorio e della sua cultura, riconoscendo un valore importante ad un ambiente socio-culturale originale che i suoi abitanti vivono come scontato e percepito sotto l’influenza dei processi di spopolamento e di modernizzazione, hanno il potere di avvicinare la comunità ad una presa di coscienza profonda delle potenzialità locali, del loro valore e della loro importanza. Le associazioni, potendosi esprimere al di fuori delle dinamiche di potere e prestigio viventi nella comunità locale, possiedono ottime possibilità di azione per contrastare da un lato le ingerenze esterne – in particolare quelle portate avanti dai grandi attori economici interessati allo sfruttamento delle risorse -, dall’altro il predominio degli interessi particolari portati avanti dai gruppi più influenti. Il riconoscimento della propria importanza nel mondo avviene attraverso la presenza e l’attività delle associazioni, che diventano strumenti politici fondamentali per sviluppare dei nuovi modelli di buone pratiche e di autodeterminazione: il poter parlare liberamente, senza dover sopportare il peso delle dinamiche comunitarie pur rispettandone regole e limiti, consente a questi attori di farsi garanti della qualità della democrazia e delle pratiche originali, fornendo anche risorse simboliche e politiche emancipandosi dalle proprie debolezze.

2.5 Opportunità e risorse

Considerata la centralità del turismo naturalistico in questo settore dell’economia dell’intera Valle Camonica, l’implementazione e la sistematizzazione di strutture, iniziative e pratiche di utilizzo virtuoso delle risorse ambientali possono rappresentare degli importanti percorsi di irrobustimento del sistema locale, soprattutto se fossero messe nelle condizioni di poter coinvolgere e stimolare l’entusiasmo, le forze e le volontà del contesto locale. L’uso delle risorse e delle ricchezze del territorio consente anche di dare valore a tutte quelle pratiche di manutenzione, mantenimento e tutela rese necessarie dalla dismissione delle attività  agro-silvo-pastorali, e rese attualmente di difficile realizzazione a causa dei loro ingenti costi. Queste modalità di utilizzo del territorio consentirebbero inoltre l’espandersi di altre attività economiche collegate al turismo, ora come ora incapace di trovare delle soluzioni all’immobilismo e alla stagnazione dell’offerta turistica valsaviorese. Il rilancio sistematizzato delle risorse culturali e naturali valsavioresi potrebbe portare ad un miglioramento sensibile dell’attrattività turistica ed economica dell’area, oltre a consentire agli abitanti di riconoscersi in una storia comune, dai tratti particolari e ricorrenti, che ha formato, caratterizzato e plasmato le realtà sociali dei propri antenati e del proprio mondo presente. I modelli culturali urbani allontanano l’attenzione e l’interesse degli abitanti da tutti quei patrimoni simbolici e culturali che consentono all’essere umano di rendersi consapevole dell’importanza dell’intervento antropico nel mantenimento degli equilibri ambientali. Per mantenere tali equilibri, questione fondamentale da cui dipendono l’abitabilità e la vivibilità stessa dei territori, sono necessari sforzi adeguati e costanti, vissuti attraverso impegni ed esperienze pratiche. Solo la comprensione delle reciprocità tra esseri umani ed ambienti di vita consente agli abitanti della montagna di riconoscere la propria forza politica, simbolica e culturale, senza dover dipendere dallo sfruttamento intensivo delle risorse del proprio territorio ad opera dei grandi attori economici e politici urbani. Tutto ciò deve però avvenire all’interno di uno sguardo d’insieme, consapevole del fatto che la mancanza di una programmazione adeguata porterebbe alla realizzazione di cattedrali nel deserto con il destino quasi sempre segnato in partenza. In ogni caso, gli investimenti devono essere condotti secondo uno sforzo collettivo, in cui capitali pubblici e privati concorrono alla creazione di un sistema virtuoso di buone pratiche, sviluppo ambientale ed economico, e aumento generale della qualità della vita. Solo in questo modo è possibile pensare e lavorare nell’ottica di rilancio territoriale e di ripopolamento consapevole della montagna.

3. Conclusioni

I processi di spopolamento montano, di industrializzazione e di deindustrializzazione hanno avuto pesanti conseguenze sul piano culturale, politico ed economico della Valsaviore, ma i suoi abitanti hanno adottato diverse strategie per arginare le debolezze, superare i problemi e sfruttare le opportunità.

I principali problemi e debolezze riscontrati sono stati i seguenti:

  • Carenza di lavoro e incapacità del sistema economico attuale di creare nuovi posti di lavoro partendo dalle risorse del territorio.
  • Scarsa qualità delle policies e della progettualità nella gestione locale del territorio e dei processi di governance.
  • Debolezza politica della comunità, e forte ingerenza dei gruppi di potere locali.
  • Mancanza di programmazione, rinnovamento economico e sistematicità efficaci, soprattutto nel settore turistico.
  • Ingerenze ideologiche urbane nella percezione sociale del proprio mondo e del proprio ambiente di vita, che inficiano le possibilità di un riconoscimento consapevole delle proprie risorse e delle opportunità di valorizzazione.
  • Mancanza di proposte culturali sistematiche e organizzate, che spingono le persone a cercare di rispondere a tali bisogni al di fuori della Valsaviore.
  • Bassa qualità delle reti di mobilità pubblica, che induce alla dipendenza dal trasporto privato.
  • La dismissione delle attività agro-pastorali ha lasciato spazio ad una natura ostica e incontrollata, che necessita di grandi risorse per essere re-antropizzata.

Di contro, sono state rilevate le seguenti opportunità:

  • Presenza di pratiche di valorizzazione delle proprie radici e ricostruzione del senso di comunità, che consente alla popolazione locale di riconoscersi nel territorio e in una memoria comune, fornendole in questo modo risorse politiche e simboliche di resistenza alle ingerenze esterne e alle problematiche interne.
  • Consapevolezza locale delle proprie ricchezze e delle potenzialità ambientali e naturali, in grado sia di rilanciare il settore turistico, sia di instaurare un regime virtuoso di buone pratiche.
  • Grande patrimonio di arti, saperi e di storia locale, che con adeguati interventi di promozione e sistematizzazione possono avere buone potenzialità turistiche e culturali, riconosciute da buone parte della comunità.
  • Presenza di associazioni culturali e ambientaliste molto attive, che collaborano con la comunità locale nei processi di decisione e di rilancio delle proprie risorse originali e di riconoscimento del valore del proprie risorse, oltre a contrastare l’ingerenza ideologica urbana.
  • Importanti estensioni di terreno inutilizzato, messo a disposizione da parte delle istituzioni locali ad attori che propongono progetti di rilancio del territorio.

I punti di forza riscontrati sono:

  • Buona qualità dei servizi fondamentali, che influenzano positivamente le percezioni della qualità della vita.
  • Presenza di importanti patrimoni di biodiversità e di ambienti naturali, con istituzioni volte alla loro tutela e alla loro salvaguardia.
  • Presenza di importanti e rinomate produzione tipiche e originali, in particolare nel settore dell’eccellenza gastronomica.
  • Grande apertura e disponibilità della comunità locale verso politiche e pratiche di valorizzazione virtuosa delle proprie risorse.

 

Note

[1] Acronimo di StrenghtWeaknessOpportunitiesThreats,  cioè punti di forza, debolezze, opportunità e problemi dei contesti di studio.

[2] In italiano: maritare le vergini.

[3] La traduzione in italiano è incerta; sembra comunque derivare dalla contrazione della frase dialettale impisà le ège, che significa appiccare il fuoco con le (cose) vecchie.

Bibliografia essenziale

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